Referendum sulla giustizia 2026
Una guida per votare in modo informato al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo

Quando si vota?
Si vota domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026. I seggi saranno aperti dalle ore 7 alle ore 23 la domenica e dalle ore 7 alle ore 15 il lunedì.
Quante schede elettorali ci saranno?
Una sola. Il referendum riguarda un unico quesito sulla riforma costituzionale della giustizia.
Che tipo di referendum è?
È un referendum costituzionale confermativo. Serve a decidere se approvare o respingere una legge di revisione della Costituzione già approvata dal Parlamento.
Come si vota?
Sulla scheda si può scegliere tra Sì e No. Chi vota Sì approva la riforma, chi vota No la respinge.
È previsto un quorum?
No. A differenza dei referendum abrogativi, non è richiesto un numero minimo di votanti. Il risultato è valido qualunque sia l’affluenza.
Che cosa prevede in sintesi la riforma?
Introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, crea due Consigli superiori della magistratura distinti (uno per i giudici e uno per i pm), sostituisce l’elezione dei membri del CSM con il sorteggio e istituisce una nuova Alta Corte disciplinare per giudicare gli illeciti dei magistrati.
Quali sono le ragioni del Sì?
Per i sostenitori, la riforma renderà il giudice più indipendente dall’accusa, rafforzerà la fiducia dei cittadini nella giustizia e completerà il modello del processo accusatorio. La riforma servirà anche a ridurre il peso delle correnti nel CSM e a rendere più credibile la giustizia disciplinare.
Quali sono le ragioni del No?
Per i contrari, la riforma è sproporzionata e inutile rispetto ai problemi reali della giustizia, rischia di indebolire l’autonomia della magistratura e di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, senza ridurre i tempi dei processi.
Che cosa succede se vince il Sì?
La riforma entra in vigore, ma non immediatamente in tutte le sue parti. Il Parlamento dovrà approvare leggi di attuazione per definire in concreto il funzionamento delle novità contenute nella riforma. Nel frattempo, continueranno a operare gli organi attuali.
Che cosa succede se vince il No?
La riforma viene respinta e non produce effetti. Restano in vigore le norme attuali sull’ordinamento giudiziario e sul CSM.
SINTESI DEGL ARGOMENTI DELLA RIFORMA
- La riforma separa in modo definitivo le carriere di giudici e pubblici ministeri, con due percorsi professionali distinti e due Consigli superiori separati.
- Cambiano anche le regole dell’autogoverno: i magistrati che faranno parte dei nuovi CSM non saranno più eletti dai colleghi, ma scelti a sorte, mentre i membri esterni saranno selezionati con un sistema misto tra Parlamento e sorteggio.
- Le sanzioni disciplinari non saranno più decise dal Consiglio superiore della magistratura, ma da una nuova Alta Corte disciplinare, con un proprio sistema di giudizio.
ARGOMENTI DEI SOSTENITORI DEL SI
- Per chi vota Sì, separare le carriere serve soprattutto a rendere il giudice più indipendente dall’accusa e ad aumentare la fiducia dei cittadini nella giustizia.
- La riforma viene vista come un modo per completare il modello di processo accusatorio, ridurre il peso delle correnti e rendere più credibili le sanzioni contro i magistrati che sbagliano.
- Secondo i favorevoli, carriere separate e percorsi distinti permetterebbero inoltre di avere magistrati più specializzati e uffici giudiziari più stabili ed efficienti.
ARGOMENTI DEI SOSTENITORI DEL NO
- Per chi vota No, la riforma è sproporzionata perché risponde a un problema già in gran parte ridotto dalle regole attuali e perché l’imparzialità del giudice può essere tutelata anche senza separare le carriere.
- I contrari temono effetti istituzionali difficili da controllare: un pubblico ministero più esposto alla politica oppure, al contrario, un corpo dell’accusa più autonomo e meno bilanciato, con rischi per l’equilibrio tra i poteri.
- Sul piano pratico, secondo il fronte del No la riforma non migliorerebbe i problemi che toccano i cittadini, come processi lenti e uffici in difficoltà, e introdurrebbe nuove strutture e nuove regole di autogoverno e disciplina considerate costose o meno garantiste.
LE POSIZIONI DEI PARTITI
- I partiti che sostengono il governo sono schierati compatti per il Sì, mentre tra le principali forze di opposizione prevale il No, con poche eccezioni.
- Nell’area centrista le posizioni sono più articolate: Azione e Più Europa sostengono la riforma, Italia Viva ha lasciato libertà di voto.
- Fuori dal Parlamento, il fronte del Sì è sostenuto soprattutto da associazioni di avvocati penalisti e da alcuni comitati civici, mentre l’ANM e altre realtà sindacali e associative si sono schierate per il No.
COME FUNIZONA NEL RESTO D’EUROPA
- In Europa non esiste un solo modello: alcuni Paesi separano nettamente giudici e pubblici ministeri, altri mantengono un corpo unico, altri ancora adottano soluzioni intermedie.
- Anche gli organi di autogoverno della magistratura sono molto diversi: in alcuni casi sono eletti soprattutto dai giudici, in altri includono una forte componente nominata dalla politica, in altri ancora dipendono in larga parte dal governo.
- Il sorteggio è oggi un’eccezione: nell’Unione europea è previsto in solo in Grecia.
Michael Rech