Sciopero della parola? Forse mai come ora c’è bisogno di parlare

by · 23 Giugno, 2014

Prendo spunto dall’articolo di oggi sul giornale Adige dove si riporta la posizione di Bruno Marzari che si dichiara in sciopero della parola sostenendo concetti peraltro condivisibili. Tuttavia credo che sia proprio questo il momento della parola, dell’iniziativa, del ritorno alle origini delle cose semplici. Partendo dall’essere uomini e donne di una comunità, di un territorio coeso ed intraprendente, meno critico e asettico, senza l’utilizzo massiccio dello strumento della delega ma più orgoglioso e creativo. Siamo bombardati in un conflitto poco rumoroso ma doppiamente preoccupante. Partendo dallo strascico anche nel nostro territorio della crisi economica, dalla politica che non solo registra contrarietà dei cittadini ma addirittura l’indifferenza ed il disinteresse che è peggio, ora la Cassa Rurale che si avvicina all’amministrazione controllata. Se c’è qualcosa da fare ora non è la chiusura ognuno per conto suo, quattro battute critiche senza un prima ed un dopo. Non mi riferisco al Marzari, ma ad un territorio che deve ritrovare lo stimolo, la partecipazione, un progetto.

Questo 2014 rappresenta un punto di non ritorno per gli Altipiani ma non per forza negativo. Ci sono mille cose da fare, da costruire da inventare. Qualcuno vuole vendere la crisi come LA MALATTIA, quando invece è piuttosto la cura, dopo un periodo di ebrezza, di indigestione. Ci si deve rialzare, ma senza formule magiche, senza il pifferaio, con impegno e costanza. E basta con questa storia dei governi ombra, dei poteri forti.

Mi rifiuto di pensare che Folgaria, Lavarone e Luserna si accontentino della Banca d’Italia che commissaria il nostro istituto di credito, di albergatori in difficoltà, di settori economici in avaria. Io mi oppongo a questa che sembra un OPA sul nostro territorio.

Gli stimoli sono fin troppi. Dobbiamo riformare interamente la macchina pubblica locale quindi la sfida di unire 3 comuni ed una comunità in un unica macchina efficiente. Dobbiamo reinventare il turismo ed il modo di gestirlo, soprattutto quello estivo che abbiamo appena cominciato a sfiorare. Vi sono temi attorno al mondo del sociale, dell’istruzione e della cultura che offrono non solo opportunità di crescita economica ma anche semplicemente di crescita umana. Perché qui nessuno parla di innovazione tecnologica, perché è andato perduto l’orgoglio di essere i primi, di essere bravi.

Vogliamoci un po più bene e sfruttiamo questo momento come una ripartenza. Altro che sciopero della parola, proviamo a scioperare dell’indifferenza e della delega.